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la foto di fondo

la foto di fondo è un autoritratto dell'Autrice all'esterno di The Cloud Gate, AT&T Plaza, Millenium Park, S Michigan Ave, Chicago, Illinois, comunemente chiamato The Bean, il Fagiolo, agosto 2011


cecilia polidori TWICE DESIGN LESSONS - http://ceciliapolidorideisgnlezioni2.blogspot.com

CECILIA POLIDORI TWICE DESIGN - http://ceciliapolidoritwicedesign.blogspot.com

CECILIA POLIDORI TWICE DESIGN 2 -http://ceciliapolidoritwicedesign2.blogspot.com

CECILIA POLIDORI TWICE DESIGN 3 - http://ceciliapolidoritwicedesign3.blogspot.com

CECILIA POLIDORI TWICE DESIGN 4 - http://ceciliapolidoritwicedesign4.blogspot.com

CECILIA POLIDORI TWICE DESIGN 5 - http://ceciliapolidoritwicedesign5.blogspot.it

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mercoledì 23 maggio 2012

Packaging Introduction to Design

1 post pubblicato.
pack premiato e validamente presentato. post ben impaginato.
... certo è che l'attenzione a ciò che il corso e gli allievi scoprono e producono durante l'anno è non solo patrimonio di tutti ma obbligo di coerente citazione oltre che argomento del programma svolto e d'esame, quindi la "scoperta" di questo testo di EM è di ROSARIA GRASSO sin dalla seconda Lezione, post pubblicato sulla piattaforma 1 l' CECILIA POLIDORI TWICE DESIGN: serendipity trovando la Terza Dimensione cercando Puccini e Calderòn de la Barca e soprattutto riportato esteso nel banner specifico cecilia polidori TWICE DESIGN LESSONS: esito Lezione 2 parte 2
nei link dink di riferimento era d'obbligo citarlo, questo fa scendere la valutazione complessiva.
4 e 1/2 post













Lezioni di Disegno. Storie di carta, draghi e struzzi in cattedra, ediz. Rizzoli, 2008

Il volume raccoglie lezioni di disegno di Enzo Mari scritte e disegnate a mano, pubblicate per la prima volta su “Abitare”, su invito di Stefano Boeri, a partire dal numero 475 del 2007 fino al numero 485 del 2008. Mari polemizza con il mondo della scuola e fa il punto sulla necessità di imparare a fare e di non disimparare a pensare; polemica fatta sempre con estremo gusto ed ironia.

Nella realizzazione del mio packaging Introduction to Design ho inserito una paginetta di questo volume che ricorda, in particolar modo a noi studenti di architettura, quanto sia importante saper disegnare a mano libera senza affidarsi immediatamente ad un computer, che, potente grazie al suo “HARD” e con i  suoi illusori “SOFT” , rischia di offuscare la nostra creatività, il nostro “HARD”, così potente e grazie al quale, secondo Enzo Mari, bisognerebbe consegnare il Premio Nobel a qualsiasi bambino che abbia compiuto l’età di due anni. 
Il Pack, una volta chiuso, è un anello composto da quattro facce rettangolari, di proporzioni auree, che contengono  la pagina da me scelta e alcune bellissime serigrafie di Enzo Mari  appartenenti alla raccolta Serie della Natura, e da due quadrate che presentano il foro per inserire i rotoli, anche quadrato, attorno al quale si trovano il titolo e le intestazioni in una faccia e l’insieme dei colori che caratterizzano tutto il pack in quella opposta. L’interno dell’anello è di colore nero.

















martedì 22 maggio 2012

Pack speakers

3 post pubblicati.
pack già premiato non solo per la cura dell'esecuzione ma anche per la modifica allo schema originale.
post adeguatamente presentato con buone foto e locandina.

7 post.

"Un dizionario dei gesti italiani è divertente e utile, tanto più se pensiamo che gli italiani, appunto, sono conosciuti in tutto il mondo perché si esprimono, oltre che con le parole, anche con i gesti."
Bruno MUNARI, Il dizionario dei gesti italiani, editori Adnkronos Libri, 1994



Per realizzare il packaging, oggetto della prima esercitazione (http://ceciliapolidorideisgnlezioni2.blogspot.com/p/appunti-lezione-4.html), ho utilizzato Le forchette parlanti di Bruno Munari. Ho riproposto all'interno del mio oggetto una "conversazione" leggibile ruotando di volta in volta le facce del pack.


The pack of games

3 post pubblicati 2 pack premiati.
1 post.
Si tratta di un foglio di cartone ondulato lungo tre metri trasformato da Enzo Mari in una parete merlata “a difesa” di un posto dove giocare. Dieci pannelli con forme e decorazioni diverse per liberare la fantasia, inventare storie e personaggi sempre nuovi. 
Una leggera fortificazione da innalzare in pochi istanti in ogni luogo e ogni volta che si vuole, per creare una parentesi di immaginazione all’interno della vita di tutti i giorni. 
Cerchi gialli come il sole, onde azzurre in mezzo al mare, un muro di mattoni rossi... nessuna regola scritta: soltanto la creatività di chi gioca per inventarne ogni volta di nuove. 

Link di riferimento:

Favole chiuse in un pack

3 post pubblicati.
pack già premiato non solo per la cura dell'esecuzione ma per la bella idea di trascrivere le favole e l'originale insieme dei 2 pack .
il post invece non ha una presentazione all'altezza del soggetto che comunque rimane tra i più validi. buone foto e locandina.
7 post.
"I giochi migliori mi sembrano quelli che sviluppano la capacità di ogni bambino di produrre intelligenza. Da solo."
Enzo MARI, 25 modi per piantare un chiodo, edizione Mondadori, 2011
Per realizzare questo pack ho utilizzato per l'anello Il gioco delle favole di Enzo Mari e per il porta rotoli Le favole di Esopo e Le favole di Fedro.


Superbox Packing

 1 post pubblicat0. 1 post

Malevich e il Suprematismo (Russo): WAY OF LIFE!

 2 post pubblicati.
10! post.
Qui oltre che aver capito l'argomento della chiave, Ilaria non solo assimila la lezione dell'artista, ma ne fa un esercizio di armlet dove persino i rendering e locandine s'ispirano alle opere di KM!
La carellata di altri che hanno tentato è squallidina, ne esce bene solo Ilaria e la segnaletica pedonale.
Ilaria passa da  Autore FREELANCE ad Autore SENIOR.

Il suprematismo è una delle principali correnti dell’arte russa di inizio ‘900, il cui padre fondatore è Kazimir Malevich, artista e teorico universalmente noto, a braccetto con il poeta Majakovskij e in competizione con Chagall e Kandinskij. Queste figure, insieme a Rodchenko, Tatlin e molti altri, sono i protagonisti della mostra, in corso a Roma fino al due Settembre, sulle avanguardie russe, presso il nuovo spazio espositivo dell’Ara Pacis.
Durante il mio ultimo soggiorno romano, ho avuto la possibilità di visitarla, incuriosita soprattutto dalle opere di Malevich,  precedentemente affrontato al corso di Disegno Industriale,  diretto dalla prof.ssa Cecilia Polidori, e affascinata (ormai da tempo) dall’astrattismo Kandinskijano.
La sezione dedicata a Kazimir Malevich spazia dal cubofuturismo al suprematismo: l’artista sperimenta una sorta di neoprimitivismo, rappresentando, con colori accesi e forti contrasti, soggetti di ambiente contadino. 

 In seguito alle ricerche sulla strutturazione del volume, realizza figure più solide e schematizzate, fino ad arrivare alla pura astrazione geometrica col Suprematismo.
  
     
Il pittore, infatti, galvanizzato da cubismo e futurismo italiano arriva a concepire una forma di rappresentazione astratta assoluta, a tratti mistica e ideologica, che tanto ispirò le avanguardie degli anni Venti guidate da Mondrian e Van Doesburg.
A suo dire, in accordo con gli scritti rinvenuti:
 "Per suprematismo intendo la supremazia della sensibilità pura nell'arte.  L'arte perviene col suprematismo all'espressione pura senza rappresentazione."
Per raffigurare simbolicamente questa realtà superiore, Malevich ricorre a una sintassi di forme assolute, come il quadrato, il cerchio, la croce; e nei non-colori del bianco, e del nero.
Sono proprio il Quadrato nero, la Croce nera e il Cerchio nero,  i primi tre monocromi dipinti dall’artista: in principio fu il quadrato. Nero. Su fondo bianco. Una creatura primigenia che sta all'origine di tutto. Assoluta. Dal quadrato nero trasse origine la croce nera, attraverso una meiosi di perfezione geometrica. Moltiplicando e spostando, infatti, il nucleo centrale verso ciascuno dei quattro lati, si formavano altri quattro quadrati, dando origine ai "bracci" della croce. E poiché tutte le creature, una volta nate, sono dotate di movimento proprio, anche il quadrato acquisiva una sua forza dinamica, trasformandosi sotto l'effetto di una spinta eccentrica in un cerchio.
Si tratta dei  primi "tre numeri" cult della serie dei quadri suprematisti, tre opere considerate icone del Ventesimo secolo,  per quel drastico ed estremo atto di rottura definitiva contro l'idea di arte come rappresentazione e imitazione naturalistica. Opere pamphlet, che inneggiano alla libertà dell'artista moderno dalla schiavitù di un fine estetico e pratico dell'arte. Opere slogan, che decretano il totale libero arbitrio della sensibilità umana. Opere chiave nel percorso artistico di Malevich, ma purtroppo non presenti alla mostra.  

 

Opere, tuttora in voga, soprattutto nell’ambito del fashion design: rappresentano fonte d’ispirazione per intere collezioni di haute couture, dall’abbigliamento agli accessori, laddove il geometrismo teorico, viene tradotto in spalle forti e squadrate, interi look total black, stampe a quadri arcobaleno e a strisce bianche e nere sovrapposte su piu’ livelli in un gioco di rimandi e accostamenti arditi. Ovviamente, non mancano gli esempi di un uso più “casual” di queste forme, adoperate, il più delle volte, nelle configurazioni originali, come segni distintivi e riconoscibili. 


Con questo criterio ho realizzato i miei Malevich Armlet Paper, che rimandano chiaramente agli emblemi suprematisti. 

Sfruttando la tecnica degli origami, già sperimentata per l’esercitazione relativa ai packaging (vedi sito specifico: http://ceciliapolidorideisgnlezioni2.blogspot.it/p/appunti-lezione-4.html) ho disegnato la sagoma dei miei bracciali, ottenendo così dei primi prototipi… interessanti, ma relegati alla sfera sperimentativa. Decido, perciò, di proseguire la mia ricerca, che si orienta, in primis, nella scelta di un altro tipo di carta, sicuramente più resistente della prima. Opto, per il cartoncino ondulato, facilmente reperibile dalle confezioni di alimenti (quali crackers, biscotti, fette biscottate e via dicendo), e procedo col disegno e relativa piegatura.


I nuovi bracciali hanno acquistato un aspetto molto più consistente e particolare, tuttavia, non reputandomi pienamente soddisfatta, continuo a pensare a come potrei migliorarli. 

 In ultima istanza, e dopo qualche esitazione, ho verniciato i tre bracciali di nero,  e li ho, successivamente, lucidati con uno spray fissante e trasparente.

Il risultato finale è d’effetto; il colore nero li rende eleganti ma versatili, il lucido dona un tocco in più all’oggetto, celando, a primo acchito, il materiale originale con cui sono stati realizzati.      
Riferimenti bibliografici:

Riferimenti immagini:






CAMPBELL'S BOX

 2 post pubblicati.
Ilaria è troppo brava per poter paragonare le sue locandine a quelle degli altri. E non solo è brava, ha anche un linguaggio personalissimo e altrettanto riconoscibile. In una parola HA STILE!
l'impaginato-presentazione del suo pack è talmente azzeccato, maturo, divertente, insomma formidabile, che non ho più parole, solo piacere.
8 e 1/2 post.


“In assenza di emozioni , la nostra capacità di prendere decisioni risulterebbe compromessa” scrive Donald A. Norman in Emotional design.
Infatti le motivazioni per cui ho scelto i celebri barattoli di zuppa Campbell’s, trasformati in opere d’arte da Andy Warhol, re della Pop-Art , per la progettazione del mio pack, derivano da una personale predilezione verso questa corrente artistica, che rivolge la propria attenzione agli oggetti, ai miti e ai linguaggi della società dei consumi.
Il ruolo del packaging, d’altronde, è proprio quello di rendere accattivante l’immagine dell’oggetto che vediamo, ai fini dell’acquisto, oltre a costituirne l’involucro di ciò che viene messo in produzione.
Certo, la scelta “del cerchio nel quadrato”  è stata, forse, azzardata: i problemi sulla quadratura del cerchio, che hanno tenuto occupati i matematici per secoli, non sono mai arrivati ad una soluzione, se non quella dell’impossibilità risolutiva della questione.
Probabilmente per questo movente, l’esito del mio Campbell’s Box è risultato fuori dal comune, e sicuramente saprà stuzzicare la curiosità degli amanti della Pop-Art.
Ne ho proposto diverse varianti, in assonanza con le note serigrafie di Warhol, utilizzando gli stessi accostamenti di colore accesi e contrapposti, prediletti dall’artista slovacco. L’interno del pack, in quanto porta-rotoli, è ovviamente forato, e le “pareti” sono state pensate in modo tale da apparire verosimilmente alle originali scatole di latta Campbell’s.
Per la procedura costruttiva, relativa alla prima esercitazione del corso di Disegno Industriale a.a. 11-12, diretto dalla prof.ssa Cecilia POLIDORI, si rimanda ai siti specifici:


Riferimenti bibliografici: 

Rivista:

E’ lifestyle - anno IV, n.12 - pag. 68-71 

 Siti internet:



Il mio percorso di design

 1 post pubblicato.
molto buono. la chiave, una, l'insegnamento dell'autore, e i piccoli progetti del corso seguito.
valido post per 1 chiave. 4 post.


Gli oggetti di design conosciuti,come gli stessi autori, durante il mio percorso di studi del corso di design della Prof. Cecilia Polidori, sono estremamente diversi tra loro. La loro storia, le loro realizzazioni mi hanno aperto un mondo a me sconosciuto, un mondo fatto di progetto, di colore e materia.




 Conoscere soprattutto  Enzo Mari e le sue realizzazioni mi ha incuriosito molto.  
Tra i tanti oggetti realizzati da Mari vi è il contenitore Java (1968 ), destinato all’impiego per la tavola con un’estensione a molte “materie” diverse – marmellata, formaggio, zucchero etc. Ne vengono realizzate una prima versione in PVC e una seconda in melammina, entrambe basate sull’idea di un manico che sia anche contemporaneamente cerniera per il coperchio.



Il portacenere Borneo caratterizzato da un cilindro 
di melammina dove vi è ricavato un vuoto sufficiente a contenere il prodotto giornaliero medio di un fumatore abituale, dove il foro è decentrato in modo da ricavare un bordo sufficientemente ampio da sostenere la sigaretta, un bordo leggermente inclinato verso l’interno per evitare che la sigaretta rotoli fuori e una leggera grigliatura all’imboccatura del foro a rilievo che permette di spegnere il mozzicone con un semplice sfregamento.

Notare come ogni oggetto viene progettato nei minimi dettagli è fantastico, e ti apre la mente.
Da una forma semplice si può ricavare un oggetto con una geometra complessa, che racchiude in se una così attenta progettazione che ti porta a non fermarti al semplice oggetto, ma ti affascina il fatto , che più vai in fondo all’oggetto stesso, più puoi trovare nuovi dettagli, capendo la funzione di ogni singola sua parte.
Ho scelto di parlare di alcuni oggetti di Mari perché il conoscerli mi ha dato  molto a livello di approccio progettuale, portandomi così a porre un attenzione estrema non solo all'oggetto estetico ma anche e soprattutto al dettaglio. 



Non è semplice porre l'attenzione a tutto questo.
Ci ho provato grazie ad una dell’esercitazione della mia docente prof. Cecilia Polidori, che riguardava la progettazione di un bracciale. Inizialmente subentra quella insicurezza che svanisce solamente quando inizi a prendere la matita in mano e ha disegnare, da qui inizi a pensare, nascono i primi schizzi, e ti poni, come hai imparato, quelle tre domande che Mari si pone sempre : quale bisogno dovrà soddisfare quest’oggetto? Con quale materia e quali strumenti lo si può realizzare? Con quale forma? … e ti accorgi solo dopo aver provato e riprovato più volte a realizzare il tuo oggetto che esso può funzionare, o almeno ci speri!



La cosa davvero bella che mi è rimasta di questa esperienza non è stato solo conoscere questi oggetti o realizzarne dei nuovi, ma è stato soprattutto  il modo in cui ho scoperto alcuni di essi, tra cui la Berlinchair di Rietveld: realizzandola.
Ho scelto questa realizzazione perché mi colpiva il modo con il quale Rietveld cerca di non interrompere lo spazio, ma gioca tramite piani sfalsati asimmetrici con   elementi semplici fatti di linee, quadrati e rettangoli, con una ricerca formale tra volumi e colori.
Riproporla non è stato facile, ma ho avuto la possibilità di studiarla e capirla dandole io stessa forma, conoscere quindi non solo la sedia in ogni singola sua parte, ma anche la sua storia, e quindi farla mia.



Il ridisegno non è una operazione meccanica, ma una sorta di percorso di riprogettazione, alle volte più difficile del progetto stesso perchè ci si deve immedesimare in un processo che non è il nostro. ma quando i risultati sono corretti allora la soddisfazione di uno studente è pari quasi a quella del progettista." Prof. Arch. Francesca Fatta









Riferimenti bibliografici: AA. VV., Perché un libro su/ Why write a book on Enzo Mari, Federico Motta, Milano 1997, pag. 116
Sefano Casciani, Arte Industriale, gioco oggetto pensiero Danese e la sua produzione, Arcadia edizioni 1988 Milano pag. 150-151-152
Riferimenti immagini:
Sefano Casciani, Arte Industriale, gioco oggetto pensiero Danese e la sua produzione, Arcadia edizioni 1988 Milano pag. 151-152